Pagina:Versi di Giacomo Zanella.djvu/292

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278 saffo a faone.


     Prendi in mano la cetera e lo strale
Febo sarai: coll’ellera alle chiome
36A Bacco diverrai tosto rivale.

     E Febo e Bacco all’amorose some
Piegaro il collo; nè cercâr perdono
39S’era a Clio di lor Ninfe ignoto il nome.

     Ma le bionde Pegasidi a me dono
Fer d’amabili versi; e già si spande
42Alto nel mondo di mia fama il suono.

     Nè più frequenti Alceo colse ghirlande,
Mio fratel nella patria e nella lira,
45Benchè tempri le corde a suon più grande.

     Se nata io sembro alla natura in ira,
Che men bella mi fe, largo conforto
48M’è ’l poetico nume che m’ispira.

     Piccola io son: ma dall’occaso all’orto
Volo col nome ed empio i monti e l’acque;
51Sola di tanti lauri il fascio io porto.

     Se candida non son, però non spiacque
A Perseo l’etiopica donzella
54Bruna il volto dal Sol sotto cui nacque.