Pagina:Versi di Giacomo Zanella.djvu/294

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280 saffo a faone.


     Ma voi l’obbrobrïoso disertore
Deh! tosto rimandate al nostro amplesso,
78Nisiadi madri, e voi, Nisiadi nuore.

     Guardatevi da lui che vi vien presso
Col mêl sul labbro; quel che a voi promette
81A me lo sciaurato avea promesso.

     E tu, madre d’Amor, che sulle vette
D’Erice hai templi, accorri alla meschina
84Che i suoi giorni e la lira a te commette.

     O forse dal suo corso non declina
La nemica fortuna? E reo governo
87Di questa sventurata a far si ostina?

     Sei volte appena ritornare il verno
Io visto avea, che nella vuota stanza
90Bagnai di pianto il cenere paterno.

     Il mio fratel degli avi ogni sostanza
Sperse in luride tresche; il vitupero
93È l’unico retaggio che gli avanza.

     Or sovra un pino all’aüre leggero
Corre i golfi e terribile corsaro
96Si getta a racquistar l’oro primiero.