Pagina:Versi di Giacomo Zanella.djvu/31

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milton e galileo 17

380Sudata gli carezza. E chi si vanta
Gl’intelletti snebbiar? Chi dritta ostenta
Carità pegli umani, a cui gli eccelsi
Simboli invola che un celeste Padre
Svelano al cor, l’origine celeste,
385Celeste il fine? A fratellanza educa
L’altare, o figlio; ed il tapin che vede
A sè dallato genuflesso il grande
Che nell’aurea quadriga ha maledetto,
Sente che al nappo d’un comun dolore
390Tutti beviam; che tutti bisognosi
D’un’alta aita trascorriam quest’ora
D’assegnato cimento. Appien gli arcani
Dell’uom Roma comprende: a tutti madre,
Tutte l’umane dissonanze accorda,
395Le altezze appiana; e di più saldo schermo,
Che ferree leggi e carceri non fanno,
Il comun dritto carità circonda.”

     Di lieta meraviglia or si pingea,
Come chi ascolti non atteso vero;
400Ora a sogghigno incredulo le labbra
Atteggiava il poeta e soggiungea:
“Parlante al core, alla ragion conforme,
Degna di Dio, benefica a’ mortali,
È la Fè che dipingi. Ma di Roma
405Questa è la Fè? Le vie son queste e l’arti,
Onde all’omaggio de’ suoi dommi alletta