Pagina:Versi di Giacomo Zanella.djvu/316

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302 ero a leandro.


     La lampa al cui chiaror scrivo, scintilla
Lieta scoppiando, e d’avvenir felice
204Porge giocondi augurî alla pupilla.

     Ecco su’ fausti fochi la nutrice
Il vino infonde e, — Tre sarem domani, —
207Un colmo nappo tracannando, dice.

     Mio ben, fa’ che siam tre, fa’ che lontani
Mai più non siam: così t’arrida Amore,
210E l’onda al nuoto Citerea ti spiani.

     Perchè, perchè se t’ho rinchiuso in core,
Così di rado al tuo fianco mi assido?
213Torna, torna a tue tende, o disertore.

     Anch’io vorrei talor scender dal lido;
Poi m’arresta il pensier che alle donzelle
216È questo mar più che a’ garzoni infido.

     Frisso il varcava e l’incolpabil Elle;
Frisso fu salvo; e solo alla nemica
219Onda diè nome l’incolpabil Elle.

     Forse paventi che la lena antica
Al ritorno ti manchi e non risponda
222Dell’iterato nuoto alla fatica?