Pagina:Versi di Giacomo Zanella.djvu/328

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314 la partenza per l'esiglio.


     Te l’adirato Cesare
Lungi d’Italia invia;
Sia la pietà, mio Cesare,
164A pormi teco in via.

     Cotal tentava: a smoverla
Erano i preghi vani;
Solo al pensier dell’utile
168Vinte rendea le mani.

     Esco. Io parea cadavere
D’in sulla soglia tolto,
Squallido tutto ed orrido
172Di sparse chiome il volto.

     Mi disser poi ch’esanime,
Vinta d’immenso duolo,
Chiusa in mortal caligine
176Ella cadea sul suolo;

     Che sorta dal deliquio
I rabbuffati crini
Bruttò d’immonda polvere,
180Pianse i suoi rei destini;

     Pianse il deserto talamo
Ed il remoto esiglio,
Di madre in guisa che ardere
184Miri sul rogo il figlio.