Pagina:Versi di Giacomo Zanella.djvu/340

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326 carmi sepolcrali.

PER UN FANCIULLO.


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    Tu che fra i pruni con incerto passo
T’apri il sentiero, sosta, o pellegrino,
3Nè ’l titolo spregiar di questo sasso.

    Poco più di due lustri il mio destino
Viver mi diede; frale e passeggero,
6Crebbi nudrito come un amorino.

    Attinsi di Pitagora il pensiero;
De’ sofi ricercai gl’incliti detti;
9Svolsi il volume del divino Omero:

    Nè tedio gl’inamabili precetti
D’Euclide mi recar; chè mille il core
12M’allegravano intanto agi e diletti.

    Ilaro, il mio buon padre e mio signore,
Questo fatto m’aveva ozio giocondo,
15Se il niveo fìl non recidean le Suore.