Pagina:Versi di Giacomo Zanella.djvu/35

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milton e galileo. 21

490Che pe’ lati Oceàni alle venture
Schiatte prepara gli opulenti seggi
D’inclite industrie, se comuni i fasti
Ed il sangue ha comun, perchè l’altare
Non ha comune, ed unica non suona
495De’ fratelli la prece? A suo talento
Perchè ciascuno Iddio si foggia, e muta,
Come muta stagion, riti e costumi?
Ah, se custode de’ celesti veri
Autorità non siede e sola il pane
500Di sapïenza a’ parvoli non frange,
D’umane fantasie ludibrio, o figlio,
Vedrai farsi l’Eterno; e stanca l’alma
Del vano fluttuar, come fanciullo
Indispettito che le case atterra
505Fabbricate per gioco in sulla sabbia,
Gl’idoli suoi respingere, e la creta
Delirando abbracciar, ultimo nume.
Allor virtù fian le ricchezze, e l’ebbra
De’ sensi voluttà bene supremo.
510Allor dalla venale Africa onusti
D’umana carne scioglieranno i pini
Glorïosi di libera bandiera;
E nettaree bevande e molli vesti
All’ignavo colono appresteranno
515Nel pien meriggio trambasciando i Neri;
Allor più dura d’ogni duro giogo
Libertà fia che vieti al cittadino