Pagina:Versi di Giacomo Zanella.djvu/34

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20 milton e galileo

Si sottrasser d’Egitto, e salmeggiando
Entrano i tuoi deserti, ove una tenda
465Libera alzar, non sospettosa accogli.
A te non fune nè staffil che il tergo
Laceri a’ figli tuoi: non de’ molossi
L’orrido ceffo a lanïar le reni
Della schiava fuggiasca: a te de’ padri
470Portan l’austera Fè; puro costume
E ne’ mali temprate anime invitte.
Ove giacquer paludi, ombrâr foreste,
Sorgon ville e città: d’arti, di leggi,
Di sodalizi e di commerci in pace
475Io già veggo fiorir le glorïose
Cittadinanze; e libertà che varca
Gli Erculei segni, e la divina pianta,
Svelta d’Europa, a nuove Rome apporta.”

     Alla fervida voce, all’ispirato
480Presagir del magnanimo Cantore
Di gioia un lampo le severe gote
A Galileo trascorse. I continenti
E gl’immensi arcipelaghi, agli stormi
Cogniti or sol de’ volteggianti cigni,
485Popolarsi di vele ei rimirava;
E civiltà su’ conquistati scogli
Erger festosa il redentor vessillo.
Nel superbo pensier tutto raccolto,
“Perchè, dicea, perchè l’eroica gente