Pagina:Versi di Giacomo Zanella.djvu/33

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milton e galileo 19

435I cheti imperi alla ragione invade.
Arbitra non veggente il vol prescrive
All’umano pensier: spegne la lampa
Vestigatrice in man del sapïente,
E nel nome di Dio rabbuia il mondo.
440Tu lo sai, Galileo! Ma delle posse
Tenebrose di Roma e de’ tormenti
Nel tempio orditi al libero pensiero,
Già passata è stagion. Dall’officine,
Che pria vide Magonza, emulo al giorno
445Esce un fulgor che d’ignoranza i mostri
Dalla terra disperde. Agl’intelletti
Sgomentata tirannide prepara
L’ultime pugne. O d’Anglia e di Lamagna
Nobili figli, a cui men dura è morte
450Che mental servitù; se vi par lenta
La vittoria del ver; se questa inferma
E decrepita Europa con orrendo
Spettacolo di guai l’alma v’attrista,
Volate all’Oceàno. Immensa terra
455Ch’oltre il confin d’Atlante a’ dolorosi
Di tutto il mondo il Genovese aperse,
Di sue vergini selve e de’ suoi fiumi
L’alte latèbre vi dischiude. O d’oro
Troppo feconda America, che un tempo
460Allettasti il furor d’ispane belve,
Tal che squarciato ancor ne porti il fianco;
Le pietose tribù, che all’empio giogo