Pagina:Versi di Giacomo Zanella.djvu/371

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dora. 357

S’avviaro alla casa. Era levato
175Il saliscendi della porta: il guardo
Entro mandâr furtivo, e sui ginocchi
Vider dell’avo il pargoletto assiso.
Il vecchio lo cingea delle sue braccia
E lo blandia premendogli le guance
180Come uno che l’amasse: il vezzosetto
Si contorceva e di ghermir tentava
Il bel ciondolo d’oro che pendea
Dall’oriol d’Allano, e contro al foco
Riscintillava. Entrâr le donne; e quando
185Il fanciullin vide la madre, un grido
Mise e le braccia le distese. A terra
Lo pose Allano, e Maria prese a dire:

     “Padre, se usar di tal nome mi lece,
Limosina per me mai non ti chiesi,
190Nè per Guglielmo o pel bambin che vedi:
Per Dora io vengo: in casa la riprendi,
Ch’ella ben t’ama. O mio signore! Il giorno
Che Guglielmo moria, pacificato
Moria con tutti. Io nel chiedeva; ed ei
195Mi ripetea che benediva al giorno
Che la mano mi diè: tale gli fui
Moglie amorosa. Ma dicea che un fallo
Commesso avea, d’attraversarsi a’ cenni
Del suo padre e signor. Che Dio, dicea,