Pagina:Versi di Giacomo Zanella.djvu/96

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82 a mia madre.

     La Fè che mi ragiona
D’un Vindice immortal che al giusto afflitto
Ricigne la corona
Che per poco usurpossi ebbro il delitto;
La Fè ch’oltre la tomba in diva luce,
48Ombra amorosa, a’ miei mi riconduce;

     Questa pia Fè che agli avi
Repubblicani benedì le vele;
Di Vergini soavi
A Raffaello popolò le tele;
Questa pia Fè già reo non fammi o stolto,
54Tal che ne celi per vergogna il volto.

     Finchè per lei mi sento
Cittadino non vil; finchè per lei
Il foco non è spento
Dell’arte che governa i pensier miei,
Madre, non fia, non fia che l’abbandoni
60Per seguir più superbi inani suoni.

     Varcan quaggiù sorelle
Sapïenza e Scïenza. Audace, esperta
Al correre, e le belle
Membra di screzïati ostri coperta,
Più cupida Scïenza e giovinetta
66Tutto il creato a misurar si getta.