Pagina:Vico, Giambattista – Il diritto universale, Vol. I, 1936 – BEIC 1960672.djvu/14

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search
4 sinopsi del diritto universale


nell’uom corrotto in una forza che a noi fa, con dolore de’ sensi, la veritá. Questa forza del vero definisce essere la ragione umana nella natura corrotta, ed essere il fonte delle virtú sí intellettive come morali; e di queste seconde il fondamento essere l’umiltá dello spirito umano, la forma la caritá, e perciò l’autore e ’l fine Dio. Che sono i principi della morale cristiana.

Fa della virtú tre parti — prudenza, temperanza e fortezza, — che regolano le tre parti dell’uomo: la prudenza l’intendimento, la temperanza l’arbitrio, la fortezza la forza; e che la ragione umana abbracciata dalla volontá sia virtú in quanto combatte la cupiditá, e questa istessa virtú sia giustizia in quanto misura le utilitá. E cosí dalle tre parti della virtú fa nascere tre ius o ragioni: dominio, libertá e tutela. Dalla prudenza, o giusta elezione delle utilitá, il dominio; dalla temperanza, o moderato arbitrio di sé e delle sue cose, la libertá; dalla fortezza, o forza moderata, la tutela; e queste tre parti della giustizia essere le tre sorgive di tutte le republiche e di tutte le leggi.

Quindi mostra esser giusto in natura, perché quello ch’è eguale mentre il misuri, è giusto quando l’eleggi; e le due misure, aritmetica e geometrica, che son le norme di che si servono le due giustizie commutativa e distributiva, sono in natura, perché sono veritá nelle quali tutti convengono.

Quindi dimostra tra gli uomini essere per loro natura una societá di vero giusto, che è l'aequum bonum, l’utile eguale, in che consiste il ius naturale immutabile , nella quale societá tutti e sempre convengono. E che gli scettici, Epicuro, Macchiavello, Obbes, Spinosa, Bayle ed altri dissero esser l’uomo socievole per utilitá, la quale col bisogno o col timore vi gli portò, perché non avvertirono che altro sono le cagioni, altro le occasioni delle cose; le utilitá cangiarsi, ma l’uguaglianza di quelle esser eterna; e, non potendo il temporale esser cagione dell’eterno, né il corpo produrre l’astratto, l’utilitá è occasione per la quale si desti nella mente dell’uomo l’idea dell’ugualitá, che è la cagione eterna del giusto.