Pagina:Vita di Dante, Petrarca e Boccaccio.djvu/146

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(xiv) Il nostro Biografo ignora chi sia questo Donato, io dico, essere quel Mastro Donato da Caseutiuo, detto altrimenti l’Appeninigeua, perchè generato sull’Appennino. Costui era amicissimo del Petrarca; e traslatò iu volgare la di lui storia latina degli uomini illustri; siccome anche quella delle Donne illustri del Boccaccio, di cui, dice il Tiraboschi, serbarsi due codici a penna nella real Biblioteca di Torino; ed ora un consimile trovatosi in quella di Monte-Casino, si è già pubblicato in Napoli, per opera del Cassinese D. Luigi Tosti, giovane assai erudito, e diligentissimo nello studio dell’amena letteratura.

(xv) Questo altra fu scritto dal Petrarca, per confutare gli errori di Averroe, filosofo di quel tempo, ch’egli in una delle sue lettere chiama cane rabbioso, che trasportato da pazzo furore, continuamente abbaia contro Cristo, e la Cattolica religione. E per questa opera, in cui il poeta addimostra puri sentimenti, e ortodossa credenza, venne reputato dai begli spiriti di allora «sine literis virum bonum» il che prova essere stato il mondo sempre lo stesso, e corrotto, e pravo nei suoi giodizî.

(xvi) La sua morte avvenne il 18 di loglio 1374: e per quanto da altri Biografi si riferisce, egli finì di apoplessia, o più probabilmente di epilepsia, trovatosi morto col capo chino su di un libro nella sua biblioteca. Questa era stata da lui già donata in vita, secondo taluni, alla Repubblica di Venezia; a coedizione parò, che una raccolta sí rara di libri non fosse nè divisa, nè venduta. Onde egli vien considerato come il primo fondatore della celebre biblioteca di S. Marco. (Morelli, Venezia 1774 Pag. 4; Tommasini Petr. rediv. 1635 peg. 85.)


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