Pagina:Vita di Dante, Petrarca e Boccaccio.djvu/43

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search


/

3i

que da tate indegnazione, un certo Carlo de* Rea- li di Francia mandò in Fiorenza; il qudle si per venerazione de) sommo Pontefice, che per riveren- za del nome Francese benignamente nella città ac- colto , assai non lasciò scorrere di tempo , che ri- vocò dallo esilio i Neri; ed i Bianchi mandò fuo- ri della città per una certa relazione di Messer Pie- tro Ferranti suo barone ; giacché qnesti asseriva , tre dei Bianchi aver da lui a viva istanza richiesto, che si con Carlo adoperasse, da far che la loro parte rimanesse superiore nella città ; se ciò faces- se, diceva, aver essi promesso di consegnare Pra- to ffrilIJ *D lui po.tere. Le lèttere di siffatta postulazione ei mostrava munite dei suggelli dei pretensori, le quali con alcune altre pubbliche scrit- te ancor di presente nel Palagio si osservano. In questa relegazion dei Bianchi, Dante, comecché fos- se stato spedito ambasciadore al som pio Pontefice per la civile concordia, pure per gì’ infausti co- mizi! del suo priorato, siccome egli stesso in al- cun luogo narra, di esilio fu dannato per iniquis- aissima legge, colla quale si prescrivea, che il Pre- tore urbano i falli nel Priorato innanzi commessi, contuttoché preceduta ne fosse assoluzione , fòsse tenuto prenderne conoscenza, e punirli* Per co tal legge dunque Dante citato., e non comparso, ad esilio, e proscrizione iniquamente vieii condanna- to fix). Perchè la plebe istessa ansiosa di novità pochi dì appresso corse alle, case de’ testé relegati con animo di porle a sacco. Quindi le loro abi-