Pagina:Vita di Dante, Petrarca e Boccaccio.djvu/61

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paftafè fot), Iiì Quésto assedio di Firenze Arrigo più dì perdurando, spesso coi Fiorentini veniva a le armi. Ma siccome da loro per frequenti avvi- saglie provocati con altrettanta forza si resisteva , niente operato die sia degno di memoria , sta- tuì tornarsi di nuovo in Roma- Ma in questo suo viàggio andando a Buon con vento castello de* Se- nesi , quivi morì. Pertanto gli esuli , che il se- guivano vivente, perduta ogni speranza della tor- nata in patria per la morte di lui, andavano ide- ando Vari progetti con mente filosofica , per ista- hilirsi altrove. Dante sorpassati gli Appennini , iricaminossi per la via Flaminia. In quel tempo per avventura Guido Novello presedeva in Raven- na, città vetusta più di tutte le altre in quella Provincia , uomo assai più di ogni altro principe, in ogni genere di dottrina erudito. Questi per una cer- ta benignità verso i dotti, soleva gli uomini di lette- re sommamente proteggere, e rispettare. Tostochè dunque Novello seppe, andare per la via Flaminia un si illustre poeta, la cui fama nell’Italia non so- lo, ma quasi nell’ universo tutto gloriosa risuonava, stabilì invitarlo di mauiera benevola, e amica, a vo- ler vivere familiarmente secolui in Ravenna. Perchè il fece avvertito con. messi, e per lettere di que- sto suo veemente desiderio, a viva istanza pregan- dolo, che non essendogli dato di rimpatriare, non si negasse a menar vita secolui domestica j e ciò