Pagina:Vita di Dante.djvu/602

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e quell’altro dove accenna come una delle più scoscese, la discesa di Noli1. Quinci poi andando a Parigi, ei non potè passar altrove che per Provenza; e molto probabilmente per la via antica e nuova quasi sola di Avignone; la Babilonia allor tanto invisa ai buoni Italiani, la sede del Guasco Clemente V. Non se ne trova cenno nè reminiscenza nel Poema; ma immaginerà ciascuno facilmente la turba di pensieri e passioni, che dovettero, pur passando, destarsi nell’antico ambasciador fiorentino in corte pontificia, ora esule e ramingo; nel Poeta destinatosi oramai a correggere sua età. Ad ogni modo, così abbiamo, narratici dal Boccaccio, quel massimo viaggio, e poi il soggiorno dell’esule a Parigi. "Poichè vide da ogni parte chiudersi la via alla tornata, e più di dì in dì vana la sua speranza, non solamente Toscana, ma tutta Italia abbandonata, passati i monti che quella dividono dalla provincia di Gallia" (cioè gli Appennini delle due riviere fino a Provenza), "come potè se n’andò a Parigi. E quivi, tutto si diede allo studio

  1. Purg. IV, 25.