Pagina:Vita di Dante (Tiraboschi).djvu/23

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18 VITA DI DANTE.

Doni, era già stato avvertito dal canon. Biscioni nel ristampare ch’ei fece le medesime Prose, e si è lungamente provato dal Doge Foscarini (Letterat. venez. p. 319 ec.), e più fortemente ancora dal p. degli Agostini (Scritt. venez. t. 1. pref. p. 17 ec.) il quale inoltre confuta a lungo le accuse che l’autor della lettera dà a’ Veneziani. Più verisimile è un’altra ambasciata di Dante ai medesimi, che si narra da Giannozzo Manetti nella Vita ch’egli ne scrisse, dicendo che essendo in guerra i Veneziani con Guido, questi il mandò ad essi ambasciadore per ottenere la pace; che Dante avendo perciò più volte richiesta pubblica udienza, questa per l’odio, di che i Veneziani ardevano contro di Guido, gli fu sempre negata; di che egli dolente e afflitto tornossene a Ravenna, e in poco tempo vi morì l’anno 1321. In somigliante maniera raccontano il fatto anche Filippo Villani e Domenico di Bandino d’Arezzo (Ap. Mehus l. c. p. 167. 170), e si accenna ancora da Giovanni Villani, il quale così narra la morte di Dante: “Nel detto anno 1321 del mese di Settembre il dì di Santa Croce morì il grande e valente poeta Dante Alighieri di Firenze nella Città di Ravenna in Romagna essendo tornato d’ambasceria da Vinegia in servigio de’ Signori da