Vita di Dante, Petrarca e Boccaccio/La vita di Dante poeta

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La vita di Dante poeta

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Vita di Petrarca


I.
LA VITA DI DANTE POETA.

Dante chiarissimo poeta trasse origine da Roma, secondochè pare, lui volere in alcun luogo indicare; ma ripeteva il principio della sua schiatta da un certo Eliseo della famiglia dei Frangipane, come taluni per inventerata opinione rapportano. Firenze, che fu da molto tempo pria fondata dai militi di Silla, sia da Attila Re degli Unni, sia da Totila Re dei Goti, confuso per la somiglianza di amendue i nomi, è certo che al tutto, o in parte, comunque ciò fosse, sia stata distrutta. La quale l’inclito Carlo Re dei Franchi assai egregiamente avea rifabbricato tre cento anni dopo la sua rovina, se da Attila, dugento se da Totila questa ne venne; e Carlo già godevasi nome di Magno per la grandezza delle sue imprese.

In questo tempo che risorgea Firenze, un certo Eliseo giovane Romano più di ogni altro egregio, si racconta, essersi colà trasferito. Imperciocchè questo romano giovinetto, è incerto, se si fosse portato ad abitare la città rinascente con molti altri Romani coloni, sia fuggendo le moltiplici, e quasi infinite stragi ai Romani inflitte prima dai Goti, poi dai Vandali, infine dai Goti reiterate; ovvero trasmesso da Carlo Imperador dei Romani, che seguì il loro antico rito; tuttavia di certo si crede per ciò che sta scritto, essere lui stato in Firenze. Dappoichè i Romani già da gran tempo avean sofferto da quei barbari testè rammentati varie, e quasi infinite stragi di ogni genere. E già da guari nuovi coloni spedire soleano, per accasare nuovamente nelle città, ai quali davansi predì a coltivare, e luoghi per abitare; onde queste spedizioni di cittadini, e assegnazioni di campi appellavansi colonie. Del di costui avvicinamento dunque o questa, o quella qualsivoglia causa prendersi io stimo, benchè l’una sembri dell’altra più verisimile, pure vi poterono concorrere entrambe separatamente. Dipoi per lungo volger di anni la razza di questo Eliseo assai propagatasi, si rendette infine troppo numerosa. Appresso intervenne, che, abdicato l’avito suo nome, da Eliseo tra suoi primo abitatore di Firenze, tutti Elisei si cognominassero. Pertanto in questa illustre famiglia degli Elisei, molto dopo per ordine di successione, è fama, un grand’uomo e per ingegno, e per possanza esser nato, detto Cacciaguida, il quale per alcuni suoi gloriosi fatti militari sotto Corrado Imperadore pugnando, decorose insegne di milizia meritatamente riportò.

Questo adunque nobil Cacciaguida, messi da banda Moronto, ed Eliseo suoi fratelli, come al nostro proposito strani, sposò una donzella di belle fattezze, e assai robusta, dell’illustre famiglia degli Aldighieri di Ferrara, da cui fatto lieto di molti figliuoli, un di loro, per gratificare a la sua donna, nominò Aldighieri cognome della di costei famiglia, benchè tolta via la d, come non di rado suol farsi per miglior suono, in vece di Aldighieri il chiamasse Alighieri. Le opere di questo tosto furono sì chiare, e tante, che i posteri suoi, come una volta i maggiori preser cognome di Elisei, lasciato quello di Frangipane, così al presente in cambio di Elisei, dappertutto Alighieri si addimandano da questo primo, e famoso Alighieri. Fra’ molti, che per lungo tempo da lui si ebbero discendenza, finalmente imperando Federico II, un altro Alighieri visse, che padre fu di quel Dante, di cui scriviamo.

In tanta e sì chiara famiglia nacque Dante nel 1265 della cristiana salvezza, vacando l’Impero Romano per la morte del già memorato Federico II; sedendo Clemente IV nel sommo Pontificato. Or taluni dicono, essere in sogno comparso a la madre, poco prima che fosse partorita, uno strano fantasma, che su verdeggiante campo a lato ad una chiara fontana sembravale farlesi avanti, e quivi sotto altissimo alloro vedevasi un figliuolo venire a luce; il quale delle cadenti bacche di lauro, come dell acque del limpido fonte assai ben nutrito, si era in breve tempo già fatto pastore, e mentre sforzavasi a raccorre foglie di alloro, parea ch’egli cadesse, e poi in paone converso si vedea levare. Queste cose, e siffatti bei sogni di preganti donne, massime nei primi parti, esser veri io leggieri crederei; perciocchè, costa, da ottimi autori essere stato scritto e di Dionisio tiranno de la Sicilia, e del nostro Marone tra poeti preclarissimo, e di alcuni altri infine eccellenti uomini, aver veduto egregie cose le loro pregne madri nelle dolce quiete del sonno. Sembrò a la genitrice di Dionisio già incinta, partorire un satirello: consultati gli Arioli, potentissimo, e chiarissimo dover esser lui, risposero.