Pagina:Vita di Dante, Petrarca e Boccaccio.djvu/47

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ti produrre; i) che dirollo a tua buona pace, non istimo esser vero in quanto che riguardi questo esilio. Perciocobè non mi ricordo aver letto dan- nato di perenne esilio un generoso cittadino, e sommo poeta, e benemerito de la patria nè pres- so le incivilite, nè presso le barbare nazioni ; che anzi le eulte, e le selvagge i loro vati non sol dalla patria non {scacciavano, ma in sommo ono- re tenevangli ; e si avea in tanto pregio presso tutti il santo e venerando nome di poeta , che spesse fiate concede vasi la cittadinanza a’ peregri- ni poeti esteri viventi, e poi morti dell’onore de la città condecoravansi. Gonciossiaciiè , siccome narra Cicerone in quella orazione, che a favor di Àrchia poeta disse, i Colofonj vogliono Omero qu<d loro cittadino : quei di Scio lo vantan come pro- prio; i Salamini, e gli Smirnei il vogliono a sè, che però un tempio gli sacrarono nella città ; parec- chi altri ne altercano, e tra loro sei contendono ; ciò che anche greci carmi di un certo antico poe- ta apertamente attestano, dicendo che queste set- te cospicue città Elleniche, quali sono Samo, Smir- ne, Chio, Colofone, Pilo, Argo, e Atene, lunga pezza circa la Origine di Omero tra loro disputa- rono: in che alcerto colai popoli de la Grecia me- glio assai, del loro Platone, il dirò con pace di un tanto filosofo, opinarouo. Questi nella politica, che compose, è di avviso, doversi espellere da la cit- tà i poeti e viventi, e compatrioti; queglino per opposito doversi decorare della cittadinanza e mor-

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