Pagina:Vita di Galileo Galilei scritta da Giovanni Bonfanti.djvu/10

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search

( 4 )

ne presentò uno alla Veneta Repubblica, che recava l’ingrandimento fino ad un migliajo di volte, per il qual dono, ma più per l’invenzione di sì fatto istromento, ebbe dalla Repubblica stessa largo compenso, oltre d’essere stato creato lettore in vita con maggiore stipendio. Per mezzo d’altre combinazioni di lenti giunse poi a costruire il microscopio, applicandolo ad osservare i minimi componenti le materie, e le mirabili conformazioni delle parti e membra degli insetti.

Da così alti segni d’ingegno cresceva sempre più la fama del Galileo; ma allora divenne gloriosa, ed allora cominciò a prendere altissimo volo, quando il telescopio nelle mani di questo gran Genio portò in poco tempo alla cognizione dei corpi celesti, allo scoprimento d’altri non visti, al fine dei sogni astronomici d’Aristotile e di Tolomeo, al trionfo del sistema Copernicano, ad una nuova fisica celeste, e ad una nuova maniera di filosofare.

S’accinse primieramente a contemplare la Luna, e la scoperse di superficie ineguale. Vide le stelle nubilose, la via lattea, e nel dì 7 Gennaio del 1610, osservando Giove, lo ritrovò circondato da 4 pianeti che a lui giravano intorno per orbite determinate e distinte, e con regolari periodi nel loro moto. Consacrando questi pianeti all’immortalità della Casa de’ Medici, diede loro il nome di Medicèi. Fatte simili ed altre scoperte ed osservazioni, nel marzo del 1610 mandolle a luce per mezzo del suo Nunzio Sidereo, stampato in Venezia, e dedicato da esso lui a Cosimo II, gran duca di Toscana, il quale in segno di gratitudine, con lettera data il dì 10 luglio del suddetto anno, lo chiamò a sè col titolo di primario e sopraordinario matematico dello Studio di Pisa, senza obbligo di leggervi, e di suo primario filosofo e matematico con amplissimo assegno. Il Galileo coronò intanto il suo soggiorno in Padova colla scoperta de’ primi fenomeni, che valsero poi ad Ugenio per lo scoprimento dell’anello di Saturno.

Arrivato in Toscana circa il fine di agosto dell’anno 1610, proseguì le sue osservazioni. Conobbe meglio