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Fra i Magistrati del paese troviamo ser Maffiolo de Balbiano f. q. d. Galeotto, console del comune e luogotenente del nobile Don P. Zanoni, di Pietra Santa vicario del borgo di Varenna.

Nel 1387 venne nominato vicario del comune di Varenna il nobil uomo Domenico Barnaba de Bonora.

Da una pergamena dell’archivio arcivescovile di Milano in data 1° agosto 1342 si apprende: che Iurato Alberto de Madelberto del fu Guarisco de Madelberto è notaio a Tondello.

Il 16 ottobre 1351 roga un atto il notaio Giovanni de Boiano del q. ser Giacomo de Boiano de Varenna. (Ambrosiana, Carte pagensi 7049).

Un quadro poco lusinghiero sul grado di cultura in Varenna nel XIV secolo ci dà Tommaso Grossi nel suo romanzo storico: Marco Visconti; e tutti ricorderanno l’episodio del curato di Limonta che, sbarcato a Varenna, dopo la tempesta sul lago, avendo chiesto l’occorrente per scrivere «lo credereste? in tutto il paese non fu trovato un calamaio, una penna, un pezzetto di pergamena o di carta bambagina a volerli pagare tant’oro. Il curato non s’impacciava di scritture, lo speziale ed i pochi signori non sapevano da che parte la penna gettasse...»

Queste sono le parole del Grossi, il quale aggiunge che il curato dovette mandare, per avere quanto gli occorreva, a Perledo, da un vecchio notaio. Lo scrittore ha certo esagerato il quadro alfin di dare un’idea dell’ignoranza di quei tempi, ma crediamo non sia stato felice nella scelta dell’esempio: consta che in quel tempo Varenna ospitava famiglie, come i Balbiano, i Serponti, i Calvasina, i Calastro, i Boiano, gli Scotti e i Cella che diedero una serie di notai in quel tempo stesso.

Fra le calamità di questo secolo devonsi annoverare parecchie epidemie di peste: quella del 1301 che infierì nei paesi del lago, nei mesi di maggio e giugno e fu seguita nel 1369 e 1374 da grandissima carestia, quella dello stesso anno 1374, e quella del 1399.