Pagina:Vivanti - I divoratori, Firenze, Bemporad, 1922.djvu/78

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66 annie vivanti


l'ululargli nelle orecchie, da mattina a sera, i pazzeschi canti dell'Inferno di Dante.

Fräulein pianse, e Valeria pianse; ma ciò non servì affatto allo zio Giacomo.

E neppure fece tornare Nino da San Remo, dove passeggiava sotto le palme con la Villari. E la Villari sospirava languida e beata, sciolta nell'angoscia deliziante della sua «cotta» novella.

X.

Nino, prima di lasciar Londra, si era fatto prestare dei denari da Fioretti, che se li era fatti prestare dalla sua «signora dell'aristocrazia». Poi Nino aveva scritto all'impresario della Villari rescindendo tutti i suoi contratti. Infine aveva scritto a suo padre dicendogli che sentiva d'essere il trastullo del destino, e a Valeria dicendole che sentiva d'essere l'ultimo degli uomini. Quindi era partito per la Riviera con Nunziata; e Nunziata era docile e leggiadra, drappeggiata in vesti meravigliose, e adorna di grandi cappelli inverosimili.

Furono felici a San Remo, ma essendo già la fine di maggio faceva caldo, e Nino suggerì che si andasse a passare il giugno in Isvizzera. Andarono a Lucerna e salirono a Bürgenstock.

Il Grand Hôtel era già affollato, per lo più di famiglie inglesi; e la elegante coppia italiana fu molto osservata e discussa. Al «déjeuner» si trovarono vicini di tavola ad una famiglia americana — padre e madre, con tre figlie, singolarmente belle e maleducate.

Le tre ragazze guardavano i nuovi arrivati, poi bisbi-