Pagina:Vivanti - I divoratori, Firenze, Bemporad, 1922.djvu/82

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70 annie vivanti


il giorno, anche quando ridi. È colpa mia? dimmelo! dimmelo! Saresti più felice senza di me?

— Nè con te, nè senza di te, posso vivere, — citò Nunziata.

L'orchestra suonava l'aria della «Manon» di Massenet. L'anima di Nunziata era presa dalla sete dell'inafferrabile, dalla nostalgia della morte.

Ma era tardi, e la campana della table-d'hôte era suonata da un pezzo. Ella si alzò con un lieve sospiro. Si ravviò i capelli, si sfiorò la faccia col piumino della cipria; poi, con una piccola e muta preghiera alla Madonna, mise il braccio sotto quello di Nino e scese a pranzo.

— Non sarò più così stolta, — disse scendendo le scale. — È assurdo, lo so. È una cosa morbosa.

Ma ecco che dopo il pranzo una ragazza di Budapest venne pregata di ballare. Sulle prime, essa rise ed esitò; poi sparì per pochi istanti, durante i quali Nunziata si sentì venir male.

La giovinetta riapparve, scalza ed avvolta in lievi drappeggiamenti. E danzò. Danzò, rosea e fine come un petalo di fiori di pesco. Pareva l'incarnazione di tutte le primavere.

E Nunziata fu di nuovo morbosa.

Nino era disperato. Sospirò cupamente un verso del Verlaine:

Mourons ensemble, voulez-vous?

La straziata amante lo guardò, poi diede una breve risatina stridula, citando il verso che seguiva;

Oh, la folle idée!

Ed ella non era del tutto sincera nel suo riso, — come egli non lo era stato nel suo sospiro.