Pagina:Vivanti - Naja Tripudians, Firenze, Bemporad, 1921.djvu/177

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Naja Tripudians 173


Dopo alcuni momenti ella ritornò, sola; era pallida, colle labbra molto rosse come se le avesse morse a sangue.

— E Sua Eccellenza? — chiese Totò.

— Se n’è andato, — disse Lady Randolph, riprendendo il suo posto.

— Che gioia! — esclamò Neversol. E gli altri risero.

Lady Randolph non volse mai lo sguardo verso Myosotis, e questa ebbe l’impressione — certamente assurda — di essere odiata da quella donna.

La conversazione per un poco languì, ma dopo qualche tempo Lady Randolph parve tornata di buon umore.

Dietro un suo cenno tutti si alzarono e andarono nella sala vicina. Era una grande sala rettangolare, di cui le quattro pareti erano circondate da divani profondi e morbidi su cui si ammontichiavano dei grossi cuscini di raso multicolore. Nei caminetti alle due estremità della sala ardevano due fuochi immensi che illuminavano di baleni irrequieti e improvvisi la stanza. I lumi erano bassi e velati, taluni di viola, taluni di una tinta glauco-azzurra, ciò che, unito ai bagliori oscillanti delle fiamme,