Pagina:Vivanti - Naja Tripudians, Firenze, Bemporad, 1921.djvu/42

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38 Naja Tripudians


Andò a battere alla porta del dottor Harding. Questi si alzò da letto per aprirgli. Sulla soglia vide un essere ch’egli dapprima non riconobbe.

— Lontano!...Stammi lontano — urlò Vital in frenesia, — sono contaminato!

E stramazzò ai piedi di Harding, e sangue e schiuma gli uscivano dalla bocca lacerata....

· · · · · · ·

Passò un anno. Non accadde nulla. Durante quell’anno parve a Jean Vital di trattenere il respiro. Non osava guardarsi in uno specchio per paura di vedere le stimmate orrende del morbo. Non osava guardare in faccia alla gente per paura di scorgere a un tratto nei loro occhi la rivelazione spaventosa.

Passarono due anni. Allora, tremando, egli osò per la prima volta guardarsi in uno specchio. Si trovò magro, con un ciuffo di capelli bianchi sulle tempia, col viso pallido ma d’un pallore chiaro e sano. Allora prese a guardarsi continuamente; si portava intorno uno specchietto e cento volte al giorno se lo toglieva di