Pagina:Vivanti - Naja Tripudians, Firenze, Bemporad, 1921.djvu/41

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Naja Tripudians 37


bra. Era un’ombra femminea, ammantata di scuro, che apriva cautamente l’uscio. Gli parve di non ravvisarla. La chiamò.

— Jamana!

Ma la donna non si volse. Spalancò la porta e uscì correndo.

Vital balzò in piedi, e così qual’era, senza giacca e senza scarpe, le fu dietro colla leggerezza rapida d’una pantera. La raggiunse, la ghermì per le braccia, le strappò dal capo lo scialle nero e la guardò.

Un urlo gli sfuggì dalla bocca spalancata. Gittò le braccia in aria, e gli occhi parevano schizzargli dalla testa....

E mentre la donna fuggiva, curva nella polvere, egli ululava, ululava strappandosi i capelli, dilaniandosi le carni, conficcandosi le unghie nella bocca come se volesse strapparsela dal viso. La bocca!...la bocca sua che aveva baciato quell’immonda cosa!...quel volto roso e sfigurato dalla lebbra!


L’aurora lanciava pel cielo nastri di rosa e veli d’oro, allorchè Jean Vital ritraversò il ponte. Parlava forte da solo; gridava, gesticolando, scotendo i pugni al cielo.