Pagina:Vivanti - Naja Tripudians, Firenze, Bemporad, 1921.djvu/44

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40 Naja Tripudians


durante i suoi anni di tortura. L’amò con frenesia di gratitudine e di gioia, quasi rappresentasse per lui la liberazione definitiva dall’incubo mostruoso. L’adorò con tale trasporto di riconoscenza e di beatitudine che la fanciulla stessa non lo comprendeva, e ne aveva quasi paura....

Mancava un mese alle nozze. Era il primo d’Agosto e, dopo la giornata canicolare, Vital — che dal principio dell’estate s’era sentito un po’ languido e sonnolento — scese con gli amici a fare un bagno nel fiume. Si svestì sulla sponda, parlando e scherzando; gettò giacca e sottovesti sull’erba, indi alzò le braccia per trarre da sopra al capo la camiciola di maglia.... Sostò. Guardò quelle braccia ignude alzate nella gran luce del sole....

Stette un attimo così, immobile, senza respiro. Indi abbassò le braccia e le tese davanti a sè nella luce abbagliante di quel sole estivo. Il terrore lo fulminò.

Sull’avambraccio destro v’era una macchia rossastra, leggermente saliente. Più su, vicino alla spalla, ve n’era un’altra. Sul braccio sinistro.... Sì! sopra la piegatura del gomito, una piccola placca rossa e granulata....