Pagina:Vivanti - Vae Victis, Milano, Quintieri, 1917.djvu/256

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Chérie la guardò spaventata. «Che cosa vuoi dire?» chiese quasi senza voce.

Luisa si portò la mano alla gola; si sentiva soffocare; aveva la bocca arida. Non trovava nè parole, nè voce per dare alla fanciulla aspettante il messaggio di duplice onta.

«Chérie, mia diletta.... devo parlarti di quella notte.... la notte della tua festa —».

Chérie sussultò. «Ah, no! Non parlarmene! Hai detto quando arrivammo qui che lo dovevamo scordare! Hai detto ch’era stato un sogno.... Perchè, perchè ne riparli!»

«Chérie,» disse Luisa a voce bassa «per te, forse, per te.... è stato un sogno. Ma non per me.»

La fanciulla s’irrigidì, fissandola tesa e intenta. Che cosa intendeva dire?

«Luisa!... Hai detto che tutto era passato — hai detto che tutto sarebbe come prima...»

«Sei certa, tu,» chiese Luisa abbassando la voce e prendendole la mano, «sei certa tu, d’essere come prima?» Chérie la guardava sbigottita, senza comprendere. «Sei certa?» ripetè ancora Luisa.

E dopo un breve silenzio quasi senza voce: «Ti senti.... come prima?»

«Sì.... credo....» mormorò Chérie, spaurita