Pagina:Vivanti - Vae Victis, Milano, Quintieri, 1917.djvu/257

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ed esitante. «Non so...

forse sono ancora un poco anemica.... un poco scossa...»

«Io.... io non sono come prima.» Luisa pronunciò le parole lentamente tenendo fissi i tragici occhi sulla cognata.

«Perchè? Come? Cos’hai?» chiese Chérie agitata.

«Io devo partire. Vado questa sera stessa col dottore. Egli mi curerà.

Egli mi guarirà.»

«Ti guarirà? Ma che male hai? Mi fai paura!»

Luisa si coprì il volto colle mani. «Come dirti?... come dirti?... Ah, con quale brutalità devo aprire i tuoi occhi alla vita!...»

E in quello stesso istante l’ineffabile brivido, il fremito meraviglioso scosse di nuovo Chérie e la fece balzare in piedi con gli occhi allucinati, estatici, e le mani convulse strette al cuore.

«Ancora!... Ancora!... Luisa! Che cos’ho? Che cosa sento?»

Illividita, trasecolante, Luisa la guardava.

«E’ come.... un batter d’ali.... è come un palpito — che non è.... del mio cuore....»

«Chérie! Chérie!»

«Che cos’è? — che cos’è?» balbettò Chérie smarrita.

Le braccia di Luisa la circondavano, la stringevano convulse. «E’ la cosa terribile. E’ la cosa nefanda!... Chérie — tu sarai madre!»