Pagina:Vivanti - Vae Victis, Milano, Quintieri, 1917.djvu/258

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Chérie indietreggiò vacillante, le sue braccia batterono l’aria come se stesse per cadere.

«Madre!» La sua voce era un soffio. «Madre!... Io!» E stette immobile.

Dall’aperta finestra entrava un raggio di sole, uno strale dorato che la innondava di luce e le versava sulle chiome un nimbo rutilante di luminosità. Una trasplendenza estatica era nel fulgido azzurro de’ suoi occhi.

Immobile, colle pallide mani protese e il liliale volto alzato al cielo ella pareva ascoltare. Quale voce ultra-terrena giungeva a lei? Quale Annunciazione divina la trasfigurava così?

Stupita e tremante Luisa la guardava. E quasi non osava parlare.

«Chérie!... — che cosa pensi con quel viso estatico?... Chérie, angelo innocente, non temere! Anche tu sarai salvata dall’onta e dal disonore.»

La fanciulla volse su lei le pupille splendenti. Sembrava non comprendere.

Luisa si chinò verso di lei ansante. «Tu non sarai la tragica madre d’una creatura ancor più tragica —».

Ma Chérie colle mani in croce sopra il petto, non ascoltava — non udiva.

Nel consacrato atteggiamento di verginale estasi ed umiltà, ella ascoltava un’altra voce — la voce della creatura