Pagina:Vivanti - Vae Victis, Milano, Quintieri, 1917.djvu/34

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Suo fratello esitò un istante prima di rispondere. «Ho mandato via l’automobile», disse.

«Mandata via?» esclamò Chérie. «Perchè?».

«L’ho.... l’ho prestata a qualcuno», disse il dottor Brandès.

«A chi?» chiese Mirella trotterellandogli accanto appesa al suo braccio.

Egli ebbe un piccolo sorriso: «Al re,» rispose.

«Oh, Dio!» disse Mirella, «che idea! Non era proprio un’automobile da prestare al re!... Ne avrà certo lui delle migliori!»

«Ognuno dà quello che ha, in tempo di guerra,» disse suo padre. «Sei stanca, uccelletto mio? Vieni ti porterò in collo». E di nuovo la sollevò e la portò in braccio come una bambinetta.

«Cos’è tutta questa tenerezza?» chiese Mirella, mettendogli il braccio intorno al collo e battendogli con la piccola mano sulle larghe spalle.

«Cos’hai da essere così affettuoso?»

Chérie si mise a ridere. «Ma non è sempre affettuoso?» chiese, e alzò verso il suo grande fratello uno sguardo pieno di adorazione.

«Sì, sì, è affettuoso», rispose Mirella, col suo fare positivo. «Ma non così esageratamente». E risero tutt’e tre.