Pagina:Wallace - Ben Hur, 1900.djvu/125

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Se possiamo immaginare un idolo, consapevole dell’adorazione quotidiana di cui è fatto segno, strappato improvvisamente dal suo altare e giacere in mezzo alle rovine del suo piccolo mondo di affetti, potremo farci un’idea di quanto era accaduto a Ben Hur, e l’impressione che ne riportava. Nessun segno esteriore tradiva questo mutamento, tranne che, quando alzava il capo nell’atto di stendere le mani alle corde che lo legavano, le labbra avevan perduto la loro somiglianza con l’arco di Cupido. In quell’istante aveva abbandonato la sua fanciullezza, e s’era fatto un uomo.

Una tromba squillò nel cortile. Quando tacque, la stanza si vuotò dei soldati, molti dei quali, non osando comparire nella fila col bottino, lo gettarono per terra, coprendo il suolo di oggetti preziosi. Quando Giuda discese, il quadrato era già formato, e l’ufficiale attendeva all’esecuzione dei propri ordini. La madre, la figlia, e tutta la servitù furono fatti uscire dalla porta settentrionale, le cui rovine ingombravano ancora il passaggio. Le grida di alcuni domestici, nati e cresciuti nella casa, erano strazianti. Quando anche i cavalli e gli altri animali furono cacciati via. Giuda cominciò a comprendere la portata della vendetta del Procuratore. L’edificio stesso sarebbe sacro a quella. Nessun essere vivente doveva rimanere fra le sue mura. Se nella Giudea si fosse trovato un altro temerario che vagheggiasse l’assassinio di un governatore Romano, la sorte della principesca Casa di Hur, doveva servirgli di ammonimento, e la rovina della dimora avrebbe perpetuato la memoria della vendetta.

L’ufficiale aspettava di fuori, mentre un distaccamento dei suoi soldati accomodava temporaneamente la porta. Nella strada il combattimento era quasi cessato. Sopra le case nuvole di polvere indicavano i luoghi dove continuava la lotta sui tetti. La coorte, immobile e risplendente nelle sue armi, stava in posizione di riposo. Giuda non aveva occhi che pei prigionieri, ma invano cercò di sua madre e di Tirzah.

Improvvisamente, dal suolo dove giaceva, una donna si alzò e ritornò rapidamente verso la porta. Alcune guardie cercarono di afferrarla, e un grande clamore salutò il mancato tentativo. Essa corse verso Giuda, e cadendogli ai piedi, gli abbracciò le ginocchia, mentre i suoi ruvidi capelli neri bruttati di polvere le velavano gli occhi.