Pagina:Wallace - Ben Hur, 1900.djvu/152

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Quando il cammino fu ripreso, Arrio guidava una divisione di cinquanta galere, con le quali entrò nello stretto, mentre, un’altra divisione, composta di egual numero di navi, rivolse le prore al lato esterno dell’isola, con l’ordine di costeggiarla e di penetrare nello stretto dall’imboccatura settentrionale.

E’ vero che nessuna delle divisioni eguagliava il numero delle navi nemiche, ma questo svantaggio era compensato da altre considerazioni, non ultima fra le quali la superiorità che alla flotta romana davano la disciplina e l’esperienza militare. Inoltre l’astuto tribuno aveva calcolato, che, se per caso una delle due divisioni fosse sconfitta, l’altra, trovando il nemico fiaccato e malconcio dopo la vittoria, ne avrebbe avuto facilmente ragione.

Intanto Ben Hur continuava la sua vita di rematore. Il riposo nella baia di Antimona gli aveva giovato e lavorava di buona lena. Il capo, sulla piattaforma, era soddisfatto. In generale gli uomini non sanno quanto conferisca al proprio benessere l’esatta conoscenza di dove si trovano e di dove vanno. La sensazione d’esser perduti è dolorosa; peggio ancora è quella di sentirsi spinti ciecamente verso un punto ignoto.

L’abitudine non aveva a tal punto offuscati i sensi di Ben Hur da non fargli provare questa sofferenza, e, chiuso nel suo carcere angusto, lavorando talora per giorni e notti intere, gli veniva irresistibile il desiderio di conoscere a quale meta ignota si dirigeva la nave; su quali mari, vicina a quali terre si trovava. Ma ora questa curiosità era acuita dalla speranza che il colloquio col tribuno aveva destato nel suo petto. Tendeva l’orecchio ad ogni suono, quasicchè lo scricchiolio di ogni legno, il sibilo del vento fossero voci che gli potessero parlare; guardava il graticcio sopra il suo capo e quel poco di luce che gli era concessa, come attendendo una spiegazione; e più volte era in procinto di cedere all’impulso di parlare al capo sulla piattaforma, cosa che avrebbe altamente meravigliato quello stolido funzionario.

Nel corso del suo lungo servizio, osservando i pochi raggi del sole che penetravano fin sul pavimento della cabina, aveva imparato a conoscere con una certa approssimazione la direzione in cui moveva la nave. Questo avveniva soltanto nei giorni sereni come quelli che la Fortuna largiva al tribuno, e l’esperimento non aveva fallito dopo la partenza da Citera. Sapendo che si avvicinava alla sua