Pagina:Wallace - Ben Hur, 1900.djvu/28

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scritti dal sapiente Vyāsa e dedicati alla cosmogonia, alla cronologia, e alla geografia; inoltre il Ramayana e il Mahabhārata, poemi eroici, sono destinati alla perpetuazione dei nostri Dei e dei nostri semi Dei. Questi, o fratello, sono i sûtra, o grandi libri di riti sacri. Per me ora non servono più; tuttavia in eterno resteranno ad illustrare il genio incomparabile della mia razza. Essi erano promesse di rapida perfezione. Voi chiedete perchè le promesse caddero? Ahimè! I libri stessi chiusero tutte le porte del progresso e sotto pretesto di cura delle anime i loro autori divulgarono il principio fatale che un uomo non deve dedicarsi alle scoperte o alle invenzioni perchè Iddio lo ha provveduto di tutte le cose che gli abbisognano. Quando tale comandamento divenne legge sacra la lucerna Indiana si sprofondò in un pozzo, ove, d’allora in poi, rischiarò strette mura ed acque amare. Queste allusioni, fratello, non provengono dall’orgoglio come ben capirete quando vi avrò detto che i sûtra insegnarono che v’è un Dio supremo chiamato Brahma, e anche che i Purāna o poemi sacri degli Upa-Angas, ci parlano della virtù, delle opere buone, e dell’anima. Così se mio fratello mi concederà di parlare — e l’oratore s’inchinò rispettosamente davanti al Greco — dirò che secoli avanti che il suo popolo fosse conosciuto, le due idee Dio ed Anima assorbivano già tutte le forze dell’intelletto Indiano. Per spiegarmi meglio lasciatemi dire che Brahma è indicato dagli stessi libri sacri come una triade - Brahma - Vishnù - Shiva. Di questi Brahma si dice sia stato l’autore della nostra razza, creando la quale egli la divise in quattro rami. Prima egli popolò la terra, e i cieli; indi preparò la terra per gli spiriti terrestri; dalla di lui bocca furon poi create le caste Brahmine a lui più prossime per somiglianza, più sublimi e più nobili, uniche maestre esplicatrici dei Vedi, che, nel medesimo tempo egli dettava ordinatissimi e pieni di utili cognizioni. Dalle sue braccia uscirono i Kshatriya o guerrieri; dal suo petto, la sede della vita, vennero i Vaisya, o pastori, o coltivatori, o mercanti; dal suo piede, in segno di degradazione, scaturirono i sudra, o schiavi, destinati a servire le altre classi, lavoratori, artigiani e così via. Prendete nota per di più, che la legge, nata con loro, proibiva all’uomo di una data classe di divenire membro di un’altra; il Brahmino non poteva iniziarsi ad un ordine più basso; s’egli violava le leggi del suo grado diveniva un bandito, abbandonato da tutti meno che dai banditi compagni a lui.