Pagina:Wallace - Ben Hur, 1900.djvu/317

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Così la sorellina perduta stava con lui sopra il tetto della casa, quella mattina fatale dell’accidente di Grato. Povera Tirzah! Dov’era essa? Ester gli diventò quasi santa a quel mesto ricordo. Egli non avrebbe mai potuto considerarla come sua schiava, e, se lo era legalmente, questo lo avrebbe anzi spronato ad usarle la massima cortesia e rispetto.

— «Io non posso pensare a Roma» — essa esclamò con voce calma, e parlando con quel suo dolce fare di donna — «Io non posso pensare a Roma come una città di templi e palazzi, affollata di abitanti; per me essa è un mostro che stende le sue spire in tutte le terre, che affascina gli uomini col magico splendore dei suoi occhi verdi e cattivi, e li trae alia loro rovina, un mostro non mai sazio di sangue. Perchè....» —

Essa esitò, abbassò gli occhi, e si fermò.

— «Continua» — disse Ben Hur, rassicurandola.

Essa si fece più presso a lui e alzò il viso verso il suo. — «Perchè vuoi fartene una nemica? Perchè non rimanere in pace con essa e vivere tranquillo? Tu hai avuto molti dolori; hai sopravvissuto alle insidie dei tuoi avversari; hai penato tutta la tua gioventù; perchè non dare al piacere gli anni che ti rimangono?» —

Il volto della fanciulla gli sembrava diventar più pallido e avvicinarsi sempre più, mentre la sua preghiera lo incalzava. Egli si chinò sopra di lei e chiese, sommessamente:

— Che cosa vorresti ch’io facessi, Ester?» —

Essa ebbe un momento di esitazione, e poi chiese a sua volta:

— «E’ molto bella la tua villa presso Roma?» —

— «E’ bellissima, un palazzo in mezzo a giardini e boschi, con fontane, statue, colline coperte di vigneti; in vista del Vesuvio e di Napoli, col suo mare azzurro popolato da bianche vele irrequiete. Cesare possiede una villa lì vicino, ma a Roma dicono che la vecchia villa di Arrio è più bella.» —

— «E la vita vi è tranquilla?» —

— «Mai giorno d’estate o notte di plenilunio era più tranquillo del soggiorno in essa, tranne quando venivano visite. Ora che il vecchio padrone è morto, e la proprietà è mia, non v’è nulla che ne interrompa il silenzio, se non il mormorio dei ruscelli, e delle fontane o il canto degli uccelli. Giorno succede a giorno. I fiori sbocciano, sfoggiano al sole i loro mille colori, poi avvizziscono e danno luogo a