Pagina:Wallace - Ben Hur, 1900.djvu/318

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search
312

nuovi bocci e a frutti. II cielo è sempre eguale, sereno, interrotto qua e là da qualche cirro candido, passeggero. Era una vita troppo calma, Ester; che mi rendeva inquieto, collerico, persuadendomi in un sentimento della mia inutilità ed infingardaggine, — a me, che tanto aveva da fare! —

Essa guardò lontano sul fiume.

— «Perchè hai chiesto?» — egli domandò.

— «Mio buon padrone....» —

— «No, Ester; non così. Chiamami amico, fratello, se vuoi: io non sono il tuo padrone, e non voglio esserlo; Chiamami fratello,» —

Egli non potè vedere il rossore che le tinse le guancie e il lampo di gioia che le brillò negli occhi.

— «Io non posso comprendere» — essa continuò — «come tu possa preferire una vita come questa, una....» —

— «Una vita di violenza e forse di sangue» egli rispose completando il periodo.

— «Sì, preferire una tal vita alla lieta esistenza in quella bellissima villa.» —

— «Ester, tu sbagli. Non si tratta di preferenza. Ahimè! Il Romano non mi lascia la scelta. Io vado perchè è necessario; s’io resto mi aspetta la morte nel pugnale di un sicario, in una tazza avvelenata, nella sentenza di un magistrato corrotto e comprato. Messala e il procuratore Valerio Grato, sono ricchi col bottino dei miei beni paterni, e la paura di perdere i loro guadagni li spingerà ad ogni eccesso. Un accordo pacifico con essi è impossibile, e anche se potessi comperare la loro amicizia, Ester, non so se lo farei. Io non sono nato per la pace, e l’irrequietezza ch’io provava sotto gli archi marmorei della mia villa mi perseguiterebbe dappertutto. Eppoi, non ho io il sacro compito di cercare i miei cari? Se li trovo, non è mio dovere vendicarmi sopra coloro che li hanno fatti soffrire; se sono morti, devo lasciar fuggire i loro assassini? No, il più santo affetto non potrebbe conciliarmi il sonno della pace, quando la mia coscienza mi pungesse col rimorso di aver mancato al mio dovere.» —

— «Dunque tutto, tutto è invano?» — essa chiese con voce querula.

Ben Hur prese la sua mano.

— «La mia felicità ti è dunque di tanto momento?» —

— «Sì» — essa rispose semplicemente.

La mano era tiepida e piccola, e tremava nella sua palma. Allora l’immagine dell’Egiziana gli balenò davanti; così