Pagina:Wallace - Ben Hur, 1900.djvu/379

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razione era giunta. — «Dio è buono?» — gridò la vedova.

Il tribuno entrò immediatamente. Un senso di dovere scosse la più vecchia delle donne e dall’angolo ove erasi essa rifugiata gridò: — «Allontanatevi! siame infette!» —

Quale angoscia costò alla madre il compiere il proprio dovere! Ma la gioia della liberazione non le impedì di misurare tutte le conseguenze della prossima libertà. La vita felice d’un tempo non ritornerebbe mai più! Se per caso fossero passate presso la loro casa sarebbe stato solo per avvicinarsi al cancello pronunciando il consueto grido! Esse avrebbero proseguito la loro via coll’ardente desiderio d’un amore più vivo che mai, più ineffabile perchè non sarebbe mai stato ricambiato. Anche il figlio, a cui la madre aveva costantemente pensato, incontrandola, avrebbe dovuto schivarla. Se egli le avesse porta la mano chiamando: — «Mamma, mamma!» — ella avrebbe dovuto rispondergli col vero amore di una madre: — «Allontanati! sono infetta!» — E quest’altra figlia che ella cercava di ricoprire colla sua folta e bianca capigliatura, doveva dividere la sua miserabile compagna della sorte unica, maledetta vita che le rimaneva! La coraggiosa donna accettò il destino e fece risuonare quel grido che, da tempo immemorabile, era caratteristico dei lebbrosi: — «Siamo infette, siamo infette!» —

Il tribuno l’udì con un fremito, ma non si mosse.

— «Chi siete?» — domandò.

— «Due donne morenti di fame e di sete. Ma» — non esitò a dire la madre — «non avvicinatevi, non toccate nè il pavimento nè le pareti: tutto è infetto, infetto!» —

— «Raccontami la tua storia, o donna, dimmi il tuo nome, dimmi quando, per che ragione e per opera di chi, tu fosti qui rinchiusa!» —

— «Una volta v’era in questa città di Gerusalemme un principe, chiamato Ben Hur, l’amico dei generosi Romani; aveva Cesare per suo amico. Io sono la sua vedova, e questa è la sua figlia. Come posso dirti la ragione per cui fummo qui rinchiuse quando io stessa non ne so nulla, se non perchè siamo ricche? Valerio Grato vi potrà dire chi era il nostro nemico, e quando cominciò la nostra prigionia. Io non posso. Guardate allo stato in cui siamo ridotte: abbiate pietà di noi!» —

L’aria era diventata pesante causa l’odore ed il fumo delle torcie, ma il Romano chiamò a sè uno dei portatori