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lontanare sia i compratori che i semplici affittuari. Passando davanti alla casa la gente mormorava e diceva ch’essa era invasa dagli spiriti. Tale diceria derivava probabilmente dalle apparizioni della povera e vecchia Amrah talvolta sul tetto, tal’altra ad una finestra dietro le grate. Certamente nessun altro spirito vi avrebbe potuto abitare con maggior costanza e nessun’altra casa si prestava meglio di quella, alla secretezza, al mistero della sua vita ritirata.

Ben Hur si immaginava che potendo raggiungere la vecchia, questa gli sarebbe stata d’aiuto nelle indagini che stava per intraprendere.

In ogni modo il vederla in quel posto così pieno di cari ricordi sarebbe stato per lui un lieto pronostico per la ricerca della sua famiglia.

Così prima di tutto egli voleva dirigersi alla casa paterna in cerca di Amrah.

Presa questa decisione, si alzò poco dopo il tramonto del sole, e cominciò la discesa del monte per la strada che dalla vetta piega a nord est. In fondo, quasi al piede di esso, vicino al letto del Cedron, la strada s’incontrava con quella che conduceva al villaggio di Siloam ed allo stagno dello stesso nome. Là egli s’imbattè con un pastore il quale conduceva alcune pecore al mercato. Gli parlò, ed in sua compagnia, passando da Getsemani, entrò nella città per la Porta dei Pesci.


CAPITOLO IV.


S’era fatto scuro allorchè, separandosi dal mandriano, davanti alla porta. Ben Hur voltò in un vicolo che conduceva verso sud. Le poche persone ch’egli incontrò, lo salutarono. I ciottoli del lastricato eran pungenti; le case, da entrambi i Iati, eran basse, oscure, melanconiche; le porte eran chiuse; dai tetti egli udiva, di tanto in tanto, voci di donne che cantavano ai loro bambini. L’isolamento in cui si trovava, la notte, l’incertezza che circondava lo scopo della sua venuta, tutto ciò contribuiva a renderlo triste. Camminando sopra pensiero pervenne ad un profondo serbatoio d’acqua, conosciuto ora sotto il nome di stagno di Betesda, nel quale il cielo si specchiava tran-