Pagina:Wallace - Ben Hur, 1900.djvu/386

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quillamente. Guardando in su egli scorse la muraglia a settentrione della Torre d’Antonia, un masso minaccioso che spiccava nel cielo torbido e grigio. Egli si fermò come al comando imperioso di una sentinella. La Torre era così alta e poderosa, sorgeva sopra basi così sicure, da sembrare una nube gigantesca nell’oscurità, ed egli fu costretto a riconoscere che, se sua madre fosse stata colà rinchiusa, egli sarebbe stato impotente a salvarla.

Che cosa avrebbe potuto fare per liberarla da quella tomba? Nulla. Un esercito avrebbe percossa invano quella facciata di pietra con baliste ed arieti. La gran torre di sud est lo sembrava guardare con aria di rude disprezzo ed egli pensò che le forze umane son ben deboli e che Dio è l’ultima speranza dei miseri. Ma Iddio è spesso, per motivi imperscrutabili, lento ad agire!

Oppresso dal dubbio e dal presentimento, prese la via di fronte alla torre e la seguì lentamente, mantenendosi all’ovest.

In Bezetha egli sapeva esservi un Khan ove avrebbe potuto trovar alloggio durante il suo soggiorno in città, ma adesso non poteva resistere al desiderio di rivedere la sua casa. Il suo cuore lo conduceva da quella parte.

Il vecchio saluto solenne ch’egli riceveva da quelle poche persone che incontrava non gli era mai sembrato così piacevole. Di lì a poco tutta la parte ad oriente del cielo cominciò a inargentarsi e a brillare. Cose prima invisibili, specie le alte torri sul Monte Sion s’illuminarono d’un chiarore spettrale sembrando castelli librantisi in aria.

Egli giunse alfine alla casa di suo padre. Fra quelli che leggono queste pagine vi sarà chi indovinerà i sentimenti dai quali era invaso il giovane. Alcuni avranno avuto case nelle quali vissero felici nella loro gioventù, paradisi donde partiron con gioia infantile colle lagrime agli occhi, e cui tornerebbero: luoghi di risa e di canti, di amicizie più care di tutti i trionfi della vita.

Alla porta settentrionale della vecchia casa Ben Hur si fermò.

La ceralacca adoperata per sigillare l’uscio si vedeva ancora, e attraverso le imposte v’era un asse con scritto:


PROPRIETÀ DELL’IMPERATORE