Pagina:Wallace - Ben Hur, 1900.djvu/429

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io so che quanto prima mi chiamerai, poichè tu non puoi fare, senza il mio aiuto, una creatura perfettamente felice.» —

— «Vedremo» — egli disse.

Essa tornò al suo palazzo d’argento sui monti della luna, e, seduta sulla torre più alta, si chinò sopra il suo telaio.

Grandi pensieri volgeva Osiride nella sua mente, e tale era lo sforzo della sua volontà che le stelle nella volta celeste tremarono e alcune si staccarono e caddero. Iside dalla sua torre le vide, ma non disse nulla, e tranquilla attese all’opera dell’ago.

In breve un punto nero apparve contro il disco del sole, e crebbe e crebbe, finchè raggiunse dimensioni maggiori della luna, ed essa seppe che quello era un nuovo mondo, un gigantesco pianeta che gettò la sua ombra sopra il suo palazzo, mostrando quanto fosse il corruccio del Dio, suo marito.

Ma essa continuò a ricamare sul suo telaio.

A poco a poco dalla massa confusa del nuovo pianeta si distaccarono montagne e mari, e fiumi e torrenti. Poi vide qualche cosa a muoversi; ed essa si arrestò stupita. Il Primo Uomo era quello, che, meravigliato, volgeva lo sguardo al sole, in tacita riconoscenza della comune fonte di vita e calore. E intorno a lui fiorì la terra, e si coperse di selve, e di prati, e si riempì di animali.

E l’uomo era felice e non si stancava di osservare con l’occhio pieno di meraviglia per quelle sconosciute bellezze; ed Iside udì attraverso l’atmosfera, come rombo di tuono lontano, un riso beffardo:

— «Ho avuto bisogno del tuo aiuto? Guarda una creatura perfettamente felice.» —

Ma Iside si chinò silenziosa sopra il telaio. Aspettava.

Non durò molto che un mutamento si verificò nel Primo Uomo. Egli divenne melanconico, giaceva giornate intere sulla sponda di un fiume, noncurante e annoiata. E mentre Iside osservava con gioia questi segni, la volta celeste ebbe un altro fremito, donde Iside seppe che l’intelligenza creatrice di Osiride era nuovamente al lavoro. Ed ecco che la Terra, prima una fredda massa grigia, fiammeggiò di mille colori; le montagne divennero purpuree, verdi le piante, azzurro il mare, infinite le tinte delle nuvole. E l’uomo battè le mani per la gioia, risanato e nuovamente felice.