Pagina:Zappi, Maratti - Rime I.pdf/167

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5Sicchè scorger non so fra tanto orrore
     Chi ne sarà l’usurpatore indegno:
     So ben, che questo è il meditato segno,
     Ove drizzano entrambi il lor furore.
Senza vele e nocchier, senza consiglio,
     10Vassene in mezzo a notte orrida, oscura
     A lor talento il misero naviglio.
Onde in tenzon così crudele e dura,
     Vinca Amore, o Fortuna, il suo periglio,
     E la perdita sua sempre è sicura.


XV


Dell’Arbia intorno alla fiorita riva,
     Ove sue reti un Cacciator tendea,
     Pura colomba, che dal nido usciva,
     Le prime inferme sue penne movea.
5E semplicetta d’ogni scorta priva
     Così vicina al danno suo scendea,
     Che già ne’ lacci ell’a cader sen giva,
     Che il crudo insidiator tesi le avea.
Ma poichè a se cinta da chiara luce
     10Disconder vide altra colomba, prese
     Quella a seguir come sua scorta, e duce.
Quella colomba, che dal Ciel discese
     È Amor, ch’entro de’ Chiostri Anna conduce;
     Il Mondo è quel, che le sue reti ha tese.


XVI


Sì forte Amore in sua balìa mi porta,
     Che non curando il mio infelice stato
     Lui seguo, che per rio sentier mi scorta
     Colla vergogna, e il pentimento a lato.
5So, che la cieca mia fallace scorta
     Colà mi guida, ove mi attende irato
     D’Eternità sulla temuta porta
E perchè addietro il folle piè sospinga,
     10E abbandoni il cammin, per cui fatale
     Forza mi tragge, e a miglior via m’accinga;
Nulla giova il timor, che ognor m’assale,