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XV


E ben potrà mia Musa entro le morte
     Membra ripor lo spirto, e viva e vera
     Mostrar lei, qual dianzi, e dir qual’era,
     E parte tordi sue ragioni a Morte.
5Dir potrà, che fu giusta e saggia e forte,
     Ono del sesso, e di sua stirpe altera;
     Donna, che fuor della volgare schiera
     Il Ciel già diede al secol nostro in sorte.
Donna, che altrui fu norma; e norma solo
     10Di sè, dando a sè stessa, in sè prescrisse
     Legge a gli affetti, e frenò l’ira e ’l duolo.
Donna, che in quanto fece e in quarto disse,
     Tanto levossi sovra l’altre a volo,
     Che mortal ne sembrò sol perchi visse.


XVI


Era già il tempo, che del vin la neve
     Stagiona i frutti di Virtù matura,
     E co’ sensi Ragion più s’assicura,
     E forze il Senno dall’età riceve.
5Quando l’ora fatal, che giunger deve,
     Fe’ torto al Mondo, e impoverì Natura
     D’un Ben che qui sotto mortali figura
     Sì tardo apparve, e sparì poi sì lieve.
Tutta allor di sè armata, e in sè racchiusa
     10Nel suo più interno alto recinto ascese
     La Donna forte, a paventar non usa.
E nuove alzando intorno a sè difese,
     Lasciò in preda il suo frale; e la delusa
     Morte non lei, ma la sua spoglia offese.


XVII


Vidila in sogno più gentil che pria,
     E in un atto amoroso, e in un sembiante
     Sì leggiadro e sì dolce a me davante,
     Che un cuor di selce intenerito avrìa.
5Volgi, mi disse, il guardo a questa mia
     Non più vita mortal, qual’era innante: