Pagina:Zappi, Maratti - Rime I.pdf/279

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search

231

5Se ben, che da que’ lacci sì severi,
     Senza lasciarvi il pel, non verrà fuori;
     Ma voi fate la festa ai Suonatori,
     Mentre fate la barba anco a’ Barbieri.
Se questa prigionia più si dilunga,
     10Voi lo verrete a far de’ Certosini,
     Volendo che a parlar nessun gli giunga.
Anzi verrete a far due Cappuccini;
     Me, con farmi portar la barba lunga,
     Lui, con farlo restar senza quattrini.


X


Eterno Sol, che luminoso, e vago,
     Sei troppo fosco all’intelletto mio,
     Dì, come sei di Te medesmo pago,
     E tre Persone una gran mente unìo?
5In Te specchi Te stesso, e d’arder vago
     Dell’immago, che formi, è il Tuo desìo;
     Ma non men di Te stesso è Dio l’immago,
     Nè men l’ardore, onde Tu l’ami, è Dio.
Così Tu fatto Trino egual Ti miri,
     10E quella immago, e quel beato ardore,
     Che generi mirando, amando spiri.
In tre lumi distinto è il Tuo splendore,
     Come distinta in tre colori è un’Iri,
     E sei Tu solo Amante, Amato, Amore.


XI1


Ecco, che a voi ritorno, un tempo liete
     Or meste Rive; udite i miei lamenti:
     Ecco, che a voi ritorno; ancor crescete
     Alle lagrime mie, Fiumi correnti:
5Usignuoli, io ritorno; ancor potrete
     Imparar dal mio duol più mesti accenti:
     Aure fresche a voi torno; ancor sarete
     Mista co’ miei sospir Aure cocenti.

  1. Ritornando al luogo dove soleva Lidia villeggiare.