Pagina:Zibaldone di pensieri I.djvu/102

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76 pensieri (1-2)



*   Una dama vecchia, avendo chiesto a un giovane di leggere alcuni suoi versi pieni di parole antiche, e avutili, poco dopo rendendoglieli disse che non gl’intendeva, perché quelle parole non s’usavano al tempo suo. Rispose il giovane: Anzi credea che s’usassero, perché sono molto antiche.


*   

Tutta la notte piove
    E ritornan le feste a la dimane;
    Fan del regno a metà Cesare e Giove.


*   Dal niente in letteratura si passa al mezzo e al vero, quindi al raffinamento: da questo non c’è esempio che si sia tornato al vero. Greci, latini, italiani. Lo squisito gusto nel volgo de’ letterati non può essere se non quando ei non è ancora corrotto. Per esempio: i cinquecentisti volgari non peccavano d’altro che di poco, non di troppo, e però erano attissimi a giudicar bene del molto, o sia del vero bello, come faceano.


*   Il trecento fu il principio della nostra letteratura, non già il colmo, imperocché non ebbe se non tre scrittori grandi; il quattrocento non fu corruzione né  (2) raffinamento del trecento, ma un sonno della letteratura (che avea dato luogo all’erudizione), la quale restava ancora incorrotta e peccava ancora piú tosto di poco. Poliziano, Pulci. Il cinquecento fu vera continuazione del trecento e il colmo della nostra letteratura. Di poi venne il raffinamento del seicento, che nel settecento s’è solamente mutato in corruzione d’altra specie; ma il buon gusto nel volgo dei letterati non è tornato piú, né tornerà secondo me, perché dal niente si può passare al buono, ma dal troppo buono o sia dal corrotto stimo che non si possa.


*   Non il bello ma il vero o sia l’imitazione della natura qualunque, si è l’oggetto delle belle arti. Se fosse il bello, piacerebbe piú quello che fosse piú bello e cosí si andrebbe alla perfezion metafisica, la quale in