Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura/2

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[p. 76 modifica] raffinamento del trecento, ma un sonno della letteratura (che avea dato luogo all’erudizione), la quale restava ancora incorrotta e peccava ancora piú tosto di poco. Poliziano, Pulci. Il cinquecento fu vera continuazione del trecento e il colmo della nostra letteratura. Di poi venne il raffinamento del seicento, che nel settecento s’è solamente mutato in corruzione d’altra specie; ma il buon gusto nel volgo dei letterati non è tornato piú, né tornerà secondo me, perché dal niente si può passare al buono, ma dal troppo buono o sia dal corrotto stimo che non si possa.


*   Non il bello ma il vero o sia l’imitazione della natura qualunque, si è l’oggetto delle belle arti. Se fosse il bello, piacerebbe piú quello che fosse piú bello e cosí si andrebbe alla perfezion metafisica, la quale in [p. 77 modifica]vece di piacere fa stomaco nelle arti. Non vale il dire che è il solo bello dentro i limiti della natura, perché questo stesso mostra che è l’imitazione della natura dunque che fa il diletto delle belle arti; imperocché, se fosse il bello per se, vedesi che dovrebbe, come ho detto, piú piacere il maggior bello, e cosí piú piacere la descrizione di un bel mondo ideale che del nostro. E che non sia il solo bello naturale lo scopo delle belle arti vedesi in tutti i poeti, specialmente in Omero; perché, se questo fosse, avrebbe dovuto ogni gran poeta cercare il piú gran bello naturale che si potesse, dove Omero ha fatto Achille infinitamente men bello di quello che potea farlo, e cosí gli Dei ec., e sarebbe maggiore poeta Anacreonte che Omero ec.; e noi proviamo che ci piace piú Achille che Enea ec., onde è falso anche che quello di Virgilio sia maggior poema ec. Passioni, morti, tempeste ec. piacciono egregiamente, benché sian brutte, per questo solo che son bene imitate, e, se è vero quel che dice il Parini nella Orazione della poesia, perché l’uomo niente tanto odia quanto la noia, e però gli piace di veder qualche novità ancorché brutta. Tragedia, commedia, satira han per oggetto il brutto, ed è una mera quistion di nome il contrastar se questa sia poesia. Basta che tutti la intendono per poesia, Aristotele e Orazio singolarmente, e che io dicendo poesia intendo anche questi generi. V. Dati, Pittori, ed. Siena 1795, p. 57, 66.


*   Il brutto, come tutto il resto, deve star nel suo luogo; e nell’epica e lirica avrà luogo piú di raro, ma spessissimo nella commedia tragedia satira, ed è quistion di parole ec. come sopra. Il vile di raro si dee descrivere, perché di raro può star nel suo luogo nella poesia, eccetto nelle satire commedie e poesia bernesca, non perché non possa essere oggetto della poesia. Ancora potendo esser molti generi di una cosa e questi qual piú qual meno degni,