Pagina:Zibaldone di pensieri I.djvu/146

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120 pensieri (29)

sorella di un giovane parimente libero a volergli bene, e le ripeteva questo piú volte e con premura: cosa di ch’io informato, credetti che questo potesse essere un artifizio dell’amore, che non potendo a cagione della di lei educazione monastica operare direttamente, operava indirettamente, facendole consigliare altrui un amor lecito verso quell’oggetto, ch’ella forse si sentiva portata ad amare con amore ch’ella avrà stimato illecito.


*   Un villano del territorio di Recanati, avendo portato un suo bue già venduto al macellaio compratore per essere ammazzato, e questo sul punto dell’operazione, da principio dimorò sospeso e incerto di partire o di restare, di guardare o di torcere il viso, e finalmente avendo vinto la curiosità, e veduto stramazzare il bue, si mise a piangere dirottamente. L’ho udito da un testimonio di vista.


*   Chi mi chiedesse qual sia secondo me il piú eloquente pezzo italiano, direi le due canzoni del Petrarca Spirto gentil ec. e Italia mia ec. Se concedessi qualche cosa al Tasso[direi], ch’era in verità eloquente e principalmente parlando di se stesso, ed eccetto il Petrarca è il solo italiano veramente eloquente. La sventura in gran parte lo fece tale, e l’occorrergli spessissimo di difendersi ec. e in qualunque modo parlar di se; perch’io sosterrò sempre che gli uomini grandi quando parlano di se diventano maggiori di se stessi, e i piccoli diventano qualche cosa, essendo questo un campo dove le passioni e l’interesse e la profonda cognizione ec. non lasciano campo all’affettazione e alla sofisticheria, cioè alla massima corrompitrice dell’eloquenza e della poesia; non potendosi cercare i luoghi comuni quando si parla di cosa propria, dove necessariamente detta la natura e il cuore, e si parla di vena e di pienezza di cuore.