Pagina:Zibaldone di pensieri I.djvu/277

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search
(142-143) pensieri 249

p. 342). Cosí anche nell’amore, ch’è lo stato dell’anima il piú ricco di piaceri e d’illusioni, la miglior parte, la piú dritta strada al piacere, e a un’ombra di felicità, è il dolore (27 giugno 1820).


*   Curae leves loquuntur, ingentes stupent, sta per epigrafe del n° 95 dello Spectator inglese, senza nome d’autore. (143)


*    Che vuol dire che, fra tanti imitatori che si sono trovati di opere e di scrittori classici, nessuno è pervenuto ad occupare un grado di fama, non dico uguale, ma neppur vicino a quello dell’imitato? Non è già verisimile che, essendo piú facile l’inventis addere e il perfezionare una cosa inventata che l’inventarla già perfetta, ed essendoci stati molti imitatori di sommo ingegno, massimamente in Italia, in un tempo dove l’imitare era cosa di moda e perciò diveniva occupazione anche dei migliori (come Sannazaro imitator di Virgilio, il Tasso del Petrarca ec.), non si sia mai data nessun’imitazione che almeno agguagli l’opera imitata, e per conseguenza meritasse un posto compagno a quello dell’originale. Ma il fatto sta che, in materia di letteratura o di arti, basta accorgersi dell’imitazione, per metter quell’opera infinitamente al di sotto del modello, e che in questo caso, come in molti altri, la fama non ha tanto riguardo al merito assoluto ed intrinseco dell’opera, quanto alla circostanza dello scrittore o dell’artefice. Laonde, o imitatori qualunque vi siate, disperate affatto di arrivare all’immortalità, quando bene le vostre copie valessero effettivamente molto piú dell’originale.


*   Nella carriera poetica il mio spirito ha percorso lo stesso stadio che lo spirito umano in generale. Da principio il mio forte era la fantasia, e i miei versi erano pieni d’immagini, e delle mie letture poetiche