Pagina:Zibaldone di pensieri I.djvu/286

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258 pensieri (151-152)

inettissimi, trovandoci tutti soli. E la stessa nostra uguaglianza è (cosa curiosa) il motivo della nostra disunione, che nasce dall’universale egoismo (4 luglio 1820).


*   L’amore universale toglie l’emulazione e la gara del suo corpo coll’altrui, la qual gara è la cagione dell’accrescimento e dei vantaggi e pregi che gl’individui cercano di proccurare alla patria, al partito ec. Gli uomini grandi sono suscettibili di una emulazione grande, come con quelli delle altre nazioni. Gli uomini piccoli al contrario non sentono emulazione se non coi cittadini de’ paesi d’intorno, con quelli delle altre famiglie, coi suoi propri cittadini ec. ec. ec. (4 luglio 1820).


*   Al levarsi da letto, parte pel vigore riacquistato col riposo, parte per la dimenticanza dei mali avuta nel sonno, parte per una certa rinnuovazione della vita, cagionata da quella specie d’interrompimento datole, tu ti senti ordinariamente o piú lieto o meno tristo di quando ti coricasti. Nella mia vita infelicissima l’ora meno trista è quella  (152) del levarmi. Le speranze e le illusioni ripigliano per pochi momenti un certo corpo, ed io chiamo quell’ora la gioventú della giornata, per questa similitudine che ha colla gioventú della vita. E anche riguardo alla stessa giornata, si suol sempre sperare di passarla meglio della precedente. E la sera, che ti trovi fallito di questa speranza e disingannato, si può chiamare la vecchiezza della giornata (4 luglio 1820). Vedi p. 193, capoverso 1.


*   L’ubbriachezza mette in fervore tutte le passioni, e rende l’uomo facile a tutte, all’ira, alla sensualità, ec. massime alle dominanti in ciascheduno. Cosí proporzionatamente il vigore del corpo. È famoso quello di