Pagina:Zibaldone di pensieri I.djvu/384

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356 pensieri (268-269-270)


*   Chi non ha uno scopo non prova quasi mai diletto in nessuna operazione. Eccetto quelle che sono piacevoli per se stesse e nell’atto (e sono ben poche, e il piacere che danno è sommamente inferiore all’aspettazione), tutte le altre non sono dilettevoli se non fatte con uno scopo e una speranza e un’aspettativa (269) di cosa non presente e che debba seguirne. Se bene molte di queste, o perché lo scopo si venga conseguendo a ogni tratto, come nello studio, o perché lo scopo sia tanto inerente e immedesimato con lei, che appena si lasci distinguere, sogliono esser confuse colle azioni dilettevoli per se stesse, quando non dilettano se non in quanto sono indirizzate a quel fine e a quella speranza, tolte le quali cose restano indifferenti o noiose, come si può vedere considerando la stessa azione in due diversi individui.


*   La pura bellezza risultante da un’esatta e regolare convenienza desta di rado le grandi passioni, come dice Montesquieu, per lo stesso motivo per cui la ragione è infinitamente meno forte ed efficace della natura. Quella bellezza è come una ragione, perciò non suppone vita né calore, sia in se medesima, sia in chi la riguarda. Al contrario un volto o una persona difettosa ma viva, graziosa ec. o fornita di un animo capriccioso, sensibile ec., sorprende, riscalda, affetta e tocca il capriccio di chi la riguarda, senza regola, senza esattezza, senza ragione ec. ec.; e cosí le grandi passioni nascono per lo piú dal capriccio, dallo straordinario ec., e non si ponno giustificare colla ragione (10 ottobre 1820). (270)


*   Quello che ho detto p. 266-268, deve servir di regola agli scrittori drammatici nell’esprimere e modellare i caratteri dei diversi tempi (10 ottobre 1820).


*   La semplice bellezza rispetto alla grazia ec. è, nella categoria del bello, quello ch’é la ragione ri-