Pagina:Zibaldone di pensieri I.djvu/445

Da Wikisource.
Vai alla navigazione Vai alla ricerca
(360-361) pensieri 417

Magnis in laudibus tota fuit Graecia, victorem Olympiae citari. In scenam vero prodire, et populo esse spectaculo, nemini in eisdem gentibus fuit turpitudini. Quae omnia apud nos partim infamia, partim humilia, atque ab honestate remota ponuntur. Cornelio Nepote, Praef. (27 novembre 1820).


*   L’uomo senza la cognizione di una favella non può concepire l’idea di un numero determinato. Immaginatevi di contare trenta o quaranta pietre, senz’avere una denominazione da dare a ciascheduna, vale a dire, una, due, tre, (361) fino all’ultima denominazione, cioè trenta o quaranta, la quale contiene la somma di tutte le pietre e desta un’idea che può essere abbracciata tutta in uno stesso tempo dall’intelletto e dalla memoria, essendo complessiva ma definita ed intera. Voi nel detto caso non mi saprete dire né concepirete in nessun modo fra voi stesso la quantità precisa delle dette pietre; perché, quando siete arrivato all’ultima, per sapere e concepire detta quantità, bisogna che l’intelletto concepisca e la memoria abbia presenti in uno stesso momento tutti gl’individui di essa quantità, la qual cosa è impossibile all’uomo. Neanche giova l’aiuto dell’occhio, perché volendo sapere il numero di alcuni oggetti presenti, e non sapendo contarli, è necessaria la stessa operazione simultanea e individuale della memoria. E cosí, se tu non sapessi fuorché una sola denominazione numerica e contando non potessi dir altro che uno, uno, uno; per quanta attenzione vi ponessi, affine di raccogliere progressivamente coll’animo e la memoria la somma precisa di queste unità fino all’ultimo; tu saresti sempre nello stesso caso. Cosí se non sapessi altro che due denominazioni ec. Eccetto una piccolissima quantità, come cinque o sei, che la memoria e l’intelletto può concepire senza favella, perché arriva ad aver presenti simultaneamente tutti i pochi individui di essa quan-